Reggia di Venaria

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Reggia di Venaria
Reggia di Venaria

Con la costruzione di questa residenza venatoria, avviata nel 1659 per volontà di Carlo Emanuele II di Savoia, su progetto dell’architetto ducale Amedeo di Castellamonte, giunge a compimento il disegno della cosiddetta “corona di delitie”, circuito di residenze di corte connesso con la città-capitale. Il complesso unitario, costituito dal borgo, riplasmato contemporaneamente, dalla reggia di Diana (dea della caccia), con le maniche di servizio, e dal grande parco e giardino, si sviluppava simmetricamente lungo l’asse che, dalla strada maestra nell’abitato, tramediava il salone centrale e proseguiva nel parco. Tra il 1699 e il 1713 il complesso di palazzo e giardini è riprogettato da Michelangelo Garove: in questa fase viene cancellato il giardino all’italiana seicentesco, e avviata la ristrutturazione dell’edificio, secondo l’aggiornato gusto francese. Il progetto non viene però portato a termine, e nella facciata principale è evidente la contemporanea presenza delle due fasi di cantiere. Nei decenni successivi Filippo Juvarra e Benedetto Alfieri, in qualità di architetti regi, completano il sistema con la costruzione di edifici quali la citroniera, la scuderia grande, la chiesa di Sant’Uberto e i depositi per le carrozze. In questa fase, e ancora negli anni Ottanta del Settecento (per opera di Giuseppe Battista Piacenza), sono anche realizzati nuovi allestimenti decorativi e rinnovato il sistema distributivo degli appartamenti. Dal 1818 la reggia di Venaria viene in parte riutilizzata come Scuola di Veterinaria, Scuola Militare di Equitazione e infine, sino al 1881, è sede del 5° Reggimento di Artiglieria. In parallelo, a partire dai primi decenni del Settecento, si sviluppa il complesso della Mandria, destinato all’allevamento dei cavalli, ulteriore polo del grande disegno territoriale di cui fa parte la reggia.


Oggi Venaria è uno dei più importanti cantieri di restauro d’Europa; il progetto di recupero dell’intero complesso, destinato in parte all’attività museale, è sostenuto dalla Comunità Europea, dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali e dalla Regione Piemonte.

 

Data ultimo aggiornamento: 27/03/2012