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LA CHIESA DI SAN FILIPPO

Fino al 1780, anno in cui un regio decreto vietò le sepolture nei luoghi privati e nelle chiese, nei sotterranei della chiesa di San Filippo Neri, l’edificio di culto più grande della città, venivano inumati i corpi dei padri Filippini e di alcuni cittadini.

Ad oggi esiste solo più una lapide a ricordare i morti del passato, che riporta alcune scritte originarie. Attraverso i personaggi qui sepolti, si può ricostruire un intero spaccato di vita cittadina: dalle storie dei piccoli borghesi a quella dei principi e della nobiltà, dagli uomini politici a coloro che persero la vita in tempo di guerra. La chiesa fu commissionata dalla Confederazione dell'oratorio di San Filippo Neri, nel 1675 all'architetto Antonio Bettino e affidato pochi anni dopo al Guarini ma un rovinoso crollo avvenuto durante l'assedio francese del 1706, danneggiò l'intero cantiere. Nel 1714, a seguito di un periodo di grandi piogge, quando l'edificio era quasi terminato, ci fu un grande crollo della cupola e delle mura. Il progetto venne ripreso e affidato a Filippo Juvarra che vi operò tra il 1715 e il 1735 e in seguito a Giuseppe Maria Talucchi.

La chiesa di San Filippo Neri fu di ispirazione per la vicenda principale del romanzo A che punto è la notte di Carlo Fruttero e Franco Lucentini, da cui fu anche tratta la miniserie televisiva omonima diretta da Nanni Loy, con Marcello Mastroianni.

Torino
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